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Περσεύς (Persèus)
PERSEO
1. Figlio di Zeus e di Danae, celebrato da Omero (Il. 14, 319-320) e da Esiodo (Fr. 129, 15 M-W), che racconta dell'unione di Zeus, tramutatosi in pioggia d'oro, con Danae e dell'abbandono del bambino in un'arca da parte di Acrisio (Fr. 135, 3 M-W). In un celebre threnos di Simonide (543, 38 PMG) Danae, chiusa nell'arca, supplica Zeus di salvare suo figlio dalla morte. L'arca approda in seguito nell'isoletta di Serifo, dove Ditti, re locale, sposa Danae e alleva Perseo (Pherec. Fr. 10 e 11 Fowler, = FGrHist 3 F 10 e Apollod. Bibl. 2, 4, 1).
La decapitazione di Medusa è raccontata per la prima volta da Esiodo (Theog. 274-281; Scut. 216 ss.), poi da Pindaro (Pyth. X 44-48 e XII 11-17). Eschilo dedicò all'eroe una tetralogia perduta di cui facevano parte le Φορκίδες (Frr. 261-262 Radt) e i Δικτυουλκοί (Frr. 46-47 Radt).
Ovidio (Metam. IV-V 249) dà ampio spazio a due episodi secondari del mito, la liberazione di Andromeda (IV 668-764) e la battaglia contro Fineo (V 1-235).
2. Figlio di Nestore e di Anassibia, figlia di Cratieo (Apollod. Bibl 1, 9, 9), o di Euridice, figlia di Climeno (Hom. Od. 3, 452), fratello di Peisidice (Hom. Od. 414; 444).
3. Governatore della città di Dardano e marito di Filobia, con la quale favorí la riconciliazione tra Laodice e Acamante (Parthen. Narr. amat. 16)
I lessicografi antichi riconducevano questo nome al verbo πέρθω, "distruggo", da una radice i. e. πέρθ- (cfr. il sscr. bardhakah, "rasant", in Boisacq, Dict. ét. l. gr., s. v.), da cui περσέπτολις, "distruttrice di città", detto di Atena dal poeta ditirambico Lamprocle (Fr. 735 PMG) e adoperato come nome proprio in Esiodo (Fr. 221, 3 M.-W.).
Eschilo (Pers., 65 e ss.) gioca sulla supposta connessione tra πέρθω e Πέρσαι, "saccheggiatori di città". Erodoto (6, 61, 150) associando Πέρσης a Περσεύς designa Perseo come progenitore del popolo Persiano.
2) Heubeck, "Kadmos" IV, 2, 1965, p. 142, interpreta questo antroponimo come una forma ipocoristica da Περσί-πτολις con πέρσις da πέρθω; cfr. l'analogo Persepoli, figlio di Odisseo.
3) Ramat, VII Congr. Intern. Sc. Onom., 1961, III, pp. 261-271, tenta di spiegare Perseo a partire da un nome d'agente in *-ti- con l'aggiunta successiva del suffisso -eu-, per cui P. significherebbe "il Distruggitore". L'ipotesi è ritenuta inattendibile da Perpillou, Les substantifs grecs en -ευς, § 29 per l'esiguità degli esempi e per altri motivi di ordine morfologico.
3) L'ipotesi di Bosshardt, Die Nomina auf -εύς, § 437 che riconduce Perseo a una radice pre-ellenica *πέρσ-, da cui forse *Πέρση, una divinità della terra, da accostare a Περσεφόνη, appare la piú probabile.
Ilaria Sforza

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