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Ἀμισώδαρος (Amisòdaros)
AMISODARO
Re della Licia, è legato alle vicende della Chimera, che avrebbe allevato (Hom. Il. 16, 328-329; Apollod. Bibl. 2, 3, 1, che cita il passo omerico; Aelian. Nat. an. 9, 23; Tzetz. Schol. ad Lycoph. 17. Eustath. Comm. ad Il. 16, 328-329, fa dell'essere mostruoso una sua figlia).
È padre di Atimnio e Mari, caduti in battaglia per mano dei figli di Nestore: il primo ucciso da Antiloco ed il secondo da Trasimede (Hom. Il. 16, 317-325).
Plutarco (De mul. virt. 9, 247 f - 248 a) offre del mito della Chimera una spiegazione banalmente razionale: Amisodaro (chiamato Isara presso i Lici), sarebbe giunto dalla Licia alla colonia di Zeleia (sul fiume Esepo, presso l'Ida di Troade) con navi di pirati guidate da Chimarro (Capro), uomo bellicoso, violento e selvaggio, che aveva come polena della sua nave un leone, e a poppa un serpente; dopo che fu ucciso da Bellerofonte, sarebbe nata la leggenda della Chimera, ibrido di leone, capra e serpente.
Nome non greco, composto dal suffisso -δαρος, attestato per lo piú in Caria (nota ad esempio la dinastia di Pixodaro), forse patronimico, oppure etnico, per cui si potrebbe accostare il primo elemento alla città di Amiso in Paflagonia (Anatolia centro-settentrionale), e leggere l'-ω come un allungamento metrico.
Per l'interpretazione del suffisso come patronimico vedi Tindareo: Amisodaro potrebbe dunque significare "il figlio di Amiso".
Giustamente von Kamptz ritiene che l'accostamento di -δαρος al comune greco -δωρος "dono", suggerito da Kretschmer (Glotta 14, p. 306) non sia credibile (Homerische Personennamen § 83, p. 347).
Wathelet (Dictionnaire des Troyens n. 26, p. 263) ricorda che il suffisso è probabilmente presente già in due esempi micenei, da-u-da-ro PY Cn 1287, 5, e ku-ka-da-ro KN Uf 836, interpretati come antroponimi maschili.
Ingrid Leschiutta

Category Names of heroes
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