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Τάλως (Tàlos)
TALO
1. Uomo (mortale, anèr) fatto di bronzo, unico sopravvissuto della "stirpe dei frassini", cioè della terza età degli uomini, (Apollod. Rh. Argon. 4, 1638-1688), o anche automa costruito da Efesto stesso oppure da Dedalo, fu donato da Zeus a Europa per difendere l'isola di Creta; Argon. 4, 1642-1644. Secondo altri sarebbe stato donato a Minosse da Efesto; Apollod. Bibl. 1, 9, 26.
Tre volte al giorno percorreva il perimetro dell'isola di Creta, impedendo (con il lancio di grosse pietre) ai marinai di avvicinarsi all'isola e ai cretesi di uscirne senza il permesso di Minosse. Se catturava qualche estraneo sbarcato sull'isola, si gettava sul fuoco fino ad arroventarsi, e stringeva i malcapitati fino a farli morire mentre emettevano una risata "sardonica"; Schol. Plat. Resp. 337 a; Schol. Hom. Od. 20, 302; cfr. Suda s. v. Σαρδάνιος γέλως; cfr. Simon. Fr. 568 P.M.G.; Soph. Fr. 160 Radt. Infatti in alcune versioni tardive era collocato in Sardegna, non a Creta.
In alcune raffigurazioni su monete di Creta (Festo) è alato; in un celebre vaso di Ruvo non è alato, e nemmeno gigantesco, ma della stessa altezza di Medea e dei Dioscuri.
Fu ucciso da terribili sortilegi di Medea, che gli inviò fantasmi (Kères) e visioni terrificanti che gli offuscarono la vista e lo indussero a rompere la membrana che nel suo tallone chiudeva l'unica vena dell'ikhor (sorta di sangue divino, in questo caso simile a piombo fuso, vv. 1679-80) che lo teneva in vita, causandone la morte per dissanguamento. Per altri, sarebbe morto per un colpo di freccia al tallone tirato da un certo Peante, uno degli Argonauti, padre dell'arciere Filottete, o perché Medea stessa gli tolse il chiodo che chiudeva la vena (Apollod. Bibl. 1, 9, 26, 141).
2. Figlio di Perdix (sorella di Dedalo), inventore della sega, della ruota da vasaio e di altri strumenti artigianali; sarebbe stato ucciso ad Atene da suo zio (Hellan. Fr. 169 Fowler), invidioso della sua abilità; Diod. Sic. 4, 76, e fu mutato in pernice (incerta identità del personaggio, che in altre fonti latine è chiamato anche Perdix; Hygin. Fab. 39; Ovid. Metam. 8, 236-259, etc.).
Probabilmente si tratta di un nome non greco, per cui l'etimologia rimane problematica.
Su una moneta di Festo si trova anche per T. 1. la grafia Τάλων (ca. 300 a. C.), e un acc. Τάλωνα si legge in Suda, s. v. Θάμυρις; in altre fonti si trova per T. 2 la forma Κάλως, Pausan. 1, 21, 4; 26, 4.
Viene spesso associato alla glossa di Hesych. ταλῶς· ὁ ἥλιος ("il sole"), per cui sarebbe una voce cretese per una sorta di dio solare, visto da alcuni come modello del futuro Colosso di Rodi.
Difficile anche l'accostamento al tema ταλ-/τλα-, "sopportare", cfr. Tantalo; Room's Class. Dict., p. 282: "sufferer", from Talas, "enduring".

Cfr. Richard Buxton, "The Myth of Talos", in Atherton, Monsters and Monstrosity, Bari 2002, pp. 83-112.

Ezio Pellizer

Category Names of heroes
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Università degli Studi di Trieste - Dipartimento di scienze dell'Antichità "Leonardo Ferrero"
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