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Ναρκαῖος (Narkàios)
NARCEO
Secondo tradizioni locali, sarebbe figlio di Dioniso e di Fiscoa (Physkòa); avrebbe per primo celebrato con la madre i culti di Dioniso nell'Elide Cava, ed avrebbe fondato il tempio di Atena detta Narcea; gli Elei continuarono a ricordare Fiscoa con cori di sedici donne fino al tempo di Pausania; Pausan. 5, 16, 7.
Da νάρκη, "stupore", "narcosi" (cfr. Narciso) con suffisso aggettivale molto produttivo in greco, e. g. Eirene › Eirenàios. Significherebbe dunque "Stupefacente", "che ha a che fare con la narcosi";
meno probabile sembra l'accostamento alla glossa esichiana ναρκίον· ἀσκόν, "otre" (Chantraine, DELG s. v. ναρκίον), forse riferibile ad un contesto adatto anche al nome materno (Physkòa "la gonfia"). Significherebbe in questo caso "l'uomo dell'otre".
Ezio Pellizer

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