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Μορμώ (Mormò)
MORMÒ
Spauracchio femminile, usato come minaccia per spaventare i bambini, cfr. Aristoph. Eq. 693 etc., μορμολυκεῖον; lo Schol. ad l. la identifica con Lamia o altri mostri femminili del tipo di Empusa; Erinn. Fr. 4, 25 Neri (con ampio commento): "a lei da piccola recò terrore M."; cfr. Theocr. 15, 40 e Schol. ad l. "M. morde!"), cfr. Mormolýke.
Sarebbe stata una bellissima donna di Corinto, che per aver divorato i propri figli una sera si sarebbe levata in volo, trasformata in στρίγλα, sorta di uccello rapace notturno (da collegare con στρίξ, vid. Strigi?), cfr. Schol. ad Ael. Aristid. Paneg. 102, 5, p. 41 D.).
Formazione a raddoppiamento espressivo, del tipo di Gorgò, Baubò, Gellò, etc., si può interpretare come forma abbreviata (ipocoristica) dell’analogo Mormolýke;
il tema μορμ- è stato accostato al lat. form-idō (spaventare), con la stessa dissimilazione che troviamo in μύρμηξ -> formica (Frisk GEW, Chantraine, DELlG s. v.).
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